Ricerca Annunci Premium


La Ragazza della Settimana (TO)

Gabinetto a sorpresa se ti piace la Teresa


23/07/2011 - Leggi tutti i racconti    

 Mi chiamo Marco e ho ventisette anni. Pur possedendo una utilitaria, preferisco fare il pendolare in treno, tra casa e lavoro. Fino al punto che, praticamente, quando devo fare qualche viaggio per turismo, continuo a preferire il treno.
Il che, in pratica, significa che nelle stazioni sono di casa. Devo dire che la cosa che meno mi piace in assoluto delle stazioni sono i gabinetti (anche se ormai nelle stazioni più grandi sono stati rifatti e sono a pagamento).
Sul conto di questi luoghi ho udito strane storie, riassumibili così: che sono frequentati da omosessuali, che fingono di dover fare pipì, ma si tratta di un trucco per esibirsi e osservare gli altri, sperando in una reazione eccitata da parte di questi ultimi.
Per queste ragioni, ogni volta che mi trovavo in una stazione e avevo la necessità di utilizzare la toeletta, aspettavo l’arrivo del treno oppure uscivo, se il tempo era sufficiente, per cercare un bar. Ora questa fobia appartiene al passato e non solo per via del fatto, a cui accennavo prima, delle nuove toelette. La ragione è un’altra.
Una sera, in una piccola stazione di provincia, sistemata lontano da qualsiasi bar aperto a quell’ora, mi trovavo con la necessità di andare in bagno. Definirlo “bagno” è eccessivo. Si trattava di un luogo squallido e maleodorante. Inoltre, anche se la stazione a quell’ora appariva quasi deserta, ero riuscito a scorgere strani individui al maschile aggirarsi nei pressi del gabinetto, come avvoltoi in attesa di una preda.
Tutto ciò era davvero molto poco confortante, ma a un certo punto, messo alle strette da una necessità impellente, finii per prendere una decisione. Non volevo certo essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico… Così decisi di entrare. Il cubicolo era molto piccolo e sporco. Le toelette in cui ci si poteva rinchiudere erano due e una era occupata.
Sperando che il coinquilino, per dire così, fosse silenzioso ed educato, entrai nel posto libero e mi accinsi a pisciare, ma…
Avevo appena estratto il cazzo dai pantaloni, che quest’ultimo mi diventò improvvisamente duro. E questo contro la mia volontà. Infatti, dal gabinetto accanto al mio (il muro di divisione arrivava appena all’altezza di due metri) giungevano strani gemiti incomprensibili.
Sembrava che qualcuno stesse godendo. Probabilmente, si trattava di qualcuno che si stava sparando una sega, pensai. E questo pensiero mi turbò moltissimo. Infatti, dal momento che quello era il gabinetto degli uomini, nel vano sistemato accanto a quello che stavo provvisoriamente occupando io, non poteva che trovarsi un altro uomo. E allora, perché mai il cazzo mi era diventato duro?
Che mi stava succedendo, in nome del cielo?
Domande e riflessioni assolutamente inutili. Meccanicamente, mentre i gemiti stavano continuando, avevo già iniziato a spararmi una sega dolcissima. Intanto, la mia fantasia stava lavorando di fino sulla situazione dello sconosciuto, che palesemente stava quasi per godere, almeno a giudicare dall’intensità sempre crescente dei gemiti e dall’infittirsi della loro periodicità.
Provai a immaginarlo mentre si menava il cazzo. Questo cazzo me lo figuravo grande, addirittura enorme. Più lo immaginavo, più mi eccitavo.
In un angolino del mio cervello stava assumendo proporzioni conturbanti una consapevolezza nuova. Che, a quanto sembrava, questo cazzo, che non vedevo ma che stavo sognando, non mi lasciava assolutamente indifferente…
Improvvisamente, la mia fantasia prese a volare. Su un ipotetico schermo, io stavo già spompinando quel cazzone e poi lo prendevo addirittura in culo! Fu proprio su questa immagine spavalda e tracotante che sborrai, singhiozzando e gemendo, anche se con un tentativo maldestro di non farmi udire dalla persona che stava facendo altrettanto nel cubicolo accanto al mio.
Precauzione inutile, dal momento che, proprio nello stesso istante, dall’altra parte del muro stava giungendo un gemito più forte e terrificante dei precedenti. Anche quell’altro maschione stava finalmente sborrando…
Turbato da quanto era successo e dal fatto di avere scoperto nel mio animo pulsioni segrete di cui ignoravo completamente l’esistenza, dopo essermi riassettato mi decisi finalmente a uscire da quel gabinetto, con fare guardingo.
Con un tempismo incredibile, nello stesso momento anche la porta del gabinetto adiacente si aprì. Avrei avuto il coraggio di guardare in faccia l’uomo che casualmente aveva potuto rivelare a me stesso la presenza di un abisso nel mio subconscio?
Non fu necessario rispondere a quella domanda. Perché, con grande stupore, vidi uscire da quel vano non già un uomo, ma una bellissima ragazza in minigonna, scarpe con tacco a spillo e trucco ineccepibile. Mentre si avviava verso l’uscita, cominciò a parlare al cellulare. Riuscii a capire perfettamente la prima frase.
“Sono Teresa. Figurati che in questa merda di stazione i gabinetti per le donne sono chiusi e così, per spararmi un ditalino, mi sono dovuta rintanare in quelli degli uomini, che sono luridi e sporchi. Oh, sì, Marisa, certo che pensavo a te mentre mi sgrillettavo…”
 
Marco (Mantova)
 

   

    Inserisci recensione | Vedi ultime recensioni | Leggi tutti i racconti

Ultimi racconti inseriti
Confessioni di una squillo d'alto bordo
A una squillo veramente professionale può capitare di incontrare clienti anche molto stravaganti. Più stravaganti di quanto qualsiasi squillo possa ...
Controlla virilità per maschietti
Viaggiando in autostrada si possono fare incontri interessanti. Magari si tratta di un uomo. In grado, tuttavia, di condurre a una donna. O addirittur...
La regina del porno
Diventare pornoattore è la speranza di molti. Ma si tratta di una disciplina difficile, un mestiere che richiede particolari doti fisiche. A volte qu...