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La Ragazza della Settimana (TO)

La montagna delle ninfomani


28/08/2011 - Leggi tutti i racconti    

L’annuncio a cui avevamo risposto, mia moglie Rita, ventiduenne, e il sottoscritto Ugo, di anni trenta, era sufficientemente sibillino da incuriosirci non poco: “Splendida coppia, 21/36enni, contatta amici per erotismo in alta quota”.
Che diavolo poteva significare? Che si chiavava su un aereo o in elicottero? Decidemmo comunque di inviare agli sconosciuti inserzionisti il nostro numero di telefono e una nostra foto significativa e forse fu proprio grazie a quest’ultima che alcuni giorni più tardi una imperiosa voce maschile si qualificò come quella dell’autore di quell’annuncio, durante una telefonata abbastanza misteriosa.
Di chiaro venne a galla soltanto un punto. Che l’alta quota si riferiva a quella delle montagne. Infatti, proprio in montagna, poco lontano da una nota località turistica, i nostri nuovi amici possedevano un “cottage”. Usarono proprio questo termine, al telefono, sia Silvio che la moglie Tina.
Ma quando arrivammo, la domenica pomeriggio successiva, nella località che ci era stata indicata, ci accorgemmo che era necessario, a un certo punto, abbandonare l’auto e proseguire a piedi lungo una stretta e ripida mulattiera. Un’ora di percorso infernale. La nostra destinazione era in realtà una baita così isolata da incuterci qualche vago timore. Non disgiunto, tuttavia, da una morbosa ed eccitata curiosità.
Le nostre speranze lubriche vennero immediatamente soddisfatte. Ad aprire la porta arrivarono tre sgualdrine in topless, con slippini così trasparenti che peli della fica e buchi del culo erano irrimediabilmente in bella mostra. Così, non eravamo ancora entrati nella baita che già il sottoscritto aveva il cazzo durissimo e mia moglie, che è bisex, sbavava dalla fichetta.
Dopo l’aperitivo, arrivò anche l’ora della cena. Di Silvio e Tina nessuna traccia, ma in compenso scoprimmo quasi subito che la baita era attrezzatissima, con tanto di docce, camere per gli ospiti, sauna, palestra e saletta cinematografica.
L’ambiente era piuttosto affollato. Arrivammo a contare, prima di sederci a mangiare, ben cinque coppie, oltre alla nostra. La tavola, comunque, era apparecchiata per diciotto persone. Iniziammo a cenare dopo esserci presentati tutti quanti reciprocamente.
L’atmosfera si andava surriscaldando, man mano che il tempo passava. Alcune troiette erano già completamente nude alla fine dell’antipasto (il buffet era a self service) e cominciavano a pompare il cazzo ai propri maschi subito dopo il primo, mentre, al contorno, iniziarono a lesbicare tra loro. Al dessert eravamo ormai tutti nudi, anche se ancora legati ognuno alla propria coppia. Fu soltanto dopo il digestivo che l’orgia vera e propria ebbe inizio…
A un certo punto, mi ricordai che ancora i padroni di casa non si erano visti e la considerazione mi turbò un poco, ma subito andai a scovare in un angolino del mio cervello una spiegazione più che legittima. Di sicuro, Silvio e Tina fingevano a propria volta di essere ospiti. Ero certo, infatti, che nessuna delle coppie presenti conoscesse gli autori di quello straordinario meeting.
Per un po’ l’ammucchiata si svolse tranquillamente e senza colpi di scena, con un sottofondo musicale molto soft. Poi, all’improvviso, qualcuno bussò energicamente alla porta. In tre o quattro udimmo i colpi e ci rendemmo conto della fragilità della nostra situazione. Eravamo tutti nudi e intenti a chiavare in una casa non nostra e i cui proprietari non erano presenti…
Un brutto presentimenti si affacciò alla mia mente. Rapidamente facemmo rivestire alla meglio un paio di troie, che andarono ad aprire la porta e si trovarono davanti due poliziotti, uno con i baffi e l’altro, più piccolo, con la barba.
Qualcuno, intanto, aveva bloccato la musica. Ci irrigidimmo tutti quanti, come belle statuine oscene, nelle varie posizioni in cui ci trovavamo, chi con il cazzo infilato in una fica, chi con l’uccello piantato in un culo, chi intento a farsi spompinare da un paio di troie…
“Bene, bene”, esordì con sarcasmo il poliziotto più alto, “allora la segnalazione era esatta… Una telefonata anonima ci ha informati che questa baita del comune era stata trasformata in una turpe sentina di vizi depravati…”
E, così dicendo, il poliziotto alto cominciò a palpare tette e culi delle nostre sgualdrine, quasi a voler sottolineare la gravità dell’accaduto. Intanto, io e gli altri strabuzzavamo gli occhi. Ma davvero quella baita apparteneva a un ente pubblico? In quel caso, non esistevano più dubbi. Eravamo stati vittime di un colossale scherzo che rischiava ora di avere per noi conseguenze incalcolabili…
Infatti, il poliziotto alto stava continuando il suo sermone, senza interrompere i toccamenti lascivi alle nostre sgualdrine.
“Prima di informare la centrale, sarà necessario che io effettui intanto una indagine sommaria…”
E su queste parole cominciò a sditalinare mia moglie, che in tutta risposta prese a contorcersi come una biscia.
“Vi piacerebbe cavarvela soltanto con una ammonizione, eh?”, stava proseguendo ipocritamente il poliziotto alto, mentre aveva ormai estratto un cazzo poderoso e lo dava da sbocchinare a mia moglie e a un paio di altre troiette, “ma non è così semplice. Dovrò fare rapporto. Ma si potrebbe, invece, anche pensare a una soluzione più… diciamo… amichevole…”
Ci siamo, pensai. Adesso anche la polizia si mette a ricattarci. E rimasi in attesa della stangata finale. Tanto, peggio di così non poteva andare. La stangata arrivò.
“Dovrete ripetere le varie maialate che avete fatto fino a questo momento, ma sarò io a interpretare i ruoli maschili con le vostre puttane!”
Il poliziotto piccolo e con la barba taceva ma gli brillavano gli occhi. Evidentemente era soltanto guardone… Poiché non c’era altra soluzione, di buon grado accettammo tutti quanti. E le nostre mogli si sottoposero al giudizio “sul campo” di un cazzo mostruosamente grosso, quello del poliziotto alto.
Sulle prime, provammo un po’ di vergogna per quelle scene ripetute. Un conto è ammucchiarsi tutti insieme, un po’ brilli e con la musica, altra cosa è osservare amplessi forzati, effettuati da un poliziotto pervertito.
Ma poi quella sensazione si andò sempre più velocemente trasformando in eccitata frenesia. Alla terza ripetizione le altre baldracche si erano ormai completamente sciolte e iniziavano a lesbicare fra loro, mentre i cazzi dei maschi, più lentamente, ritornavano in tiro. Il poliziotto alto ormai non ci faceva più paura. Non era forse anche lui un porcellone come noialtri?
Ma il poliziotto piccolo con la barba era di tutt’altro avviso. Ci intimò di restare fermi se non volevamo andare incontro a conseguenze serie. E tutti quanti ci immobilizzammo subito, come per magia. L’oscenità delle nostre posizioni in questo modo venne ancor più valorizzata. Cazzi che uscivano dai culi, lingue di troiette che stavano per assaporare le gioie del grilletto, bocche che ciucciavano capezzoli formato gigante…
Fu soltanto a quel punto che i due poliziotti scoppiarono a ridere e scompisciandosi ci permisero di cominciare a intuire la verità. Che diventò più chiara non appena il poliziotto piccolo si fu strappato la barba posticcia ed ebbe rivelato un paio di tette assai interessanti sotto la giacca militare.
Si trattava dei nostri anfitrioni, che effettivamente avevano voluto inscenare un gioco erotico collettivo assai stupefacente e inusuale. L’ammucchiata riprese più roboante di prima. La paura appena provata e la felicità di poter di nuovo impazzare liberamente ci rendevano ancora più audaci e maiali.
Più tardi dissi a Silvio:
“Bella l’idea di sintetizzare questa situazione alpina con l’espressione: Alta Quota”.
E lui sogghignando mi rispose:
“Ah, quello! Alta quota non aveva nulla a che vedere con la montagna, ma più semplicemente con le vette della nostra troiaggine…”

Ugo C. (Vercelli)

   

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