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La Ragazza della Settimana (TO)

Un regalo ottava misura


05/09/2011 - Leggi tutti i racconti    

Mi chiamo Alessandro, Alex per gli amici, e ho trentotto anni. Da dodici sono sposato con Silvia, trentadue anni. Il nostro è sempre stato un matrimonio come tanti altri. Non abbiamo mai avuto problemi gravi di nessun tipo e anche la nostra intesa sessuale, nell’intimità, è sempre stata perfetta.
O quasi…
Infatti, a dire la verità, un piccolo neo c’era. Il fatto che a me piacciono le femmine supermaggiorate, dalla quinta di seno in su, mentre mia moglie ha appena una seconda. Naturalmente, questo dettaglio non mi ha mai impedito di amarla e di avere con lei un pieno appagamento sessuale. Ma sta di fatto che… ogni volta che mi capita di incontrare una maggiorata, anche per strada (o magari si tratta di una cliente del nostro negozio, che mandiamo avanti insieme, io e Silvia) me ne resto imbambolato a fissare quelle tette grosse, che immagino con enormi capezzoloni, morbide e destinate a qualche bella spagnola.
Inevitabilmente, in quel genere di circostanza, mi chiedo: chi sarà il fortunato mortale destinato a infilare cazzo e coglioni in mezzo a tutta quella morbidissima mercanzia e poi a succhiare alla disperata i capezzoli, facendoli diventare durissimi?
All’inizio del nostro matrimonio, ho tentato, più o meno subdolamente, in varie occasioni, di coinvolgere mia moglie in un progetto di chirurgia plastica del seno, per donargliene uno più grande, cosa che mi avrebbe reso completamente felice. Ma non c’è stato niente da fare.
Siamo arrivati a un passo dalla separazione legale e quella è stata l’unica volta in cui ci siamo misurati con un problema serio. In seguito, per qualche tempo, Silvia si è dimostrata sofferente per quella evidente frustrazione, ma poi io le ho giurato che avevo dimenticato quella mia “preferenza” e che si era trattato soltanto di un capriccio.
In realtà, sapevamo entrambi che non era affatto così. Ogni volta che entrava in negozio una supermaggiorata, Silvia, con un pretesto qualsiasi, mi lasciava da solo a servirla, consentendomi così di essere felice almeno con la vista…
Ma l’anno scorso…
L’anno scorso, in occasione del mio compleanno, è successo qualcosa che mai sarei arrivato a immaginare. Dovete sapere che i nostri compleanni, sia il mio che quello di mia moglie, li festeggiamo sempre alla grande. E così, anche quella volta, era prevista una cena in casa, con apertura dei pacchetti contenenti i regali subito dopo la conclusione della cena, e poi una nottata folle, prima a teatro e poi in un night club.
Avremmo fatto l’alba eccitandoci e avremmo concluso la nottata folle scopando come pazzi nel nostro lettone. Tutto deciso, tutto previsto, tutto programmato.
Tutto?
Silvia era uscita, per recarsi dalla parrucchiera. Come sempre, festeggiavamo di sabato sera, visto che il nostro negozio al sabato è aperto soltanto al mattino. Erano già le sei del pomeriggio e attendevo il rientro di mia moglie da un momento all’altro, quando, inaspettatamente, sentii suonare alla porta.
Poiché non aspettavo nessuna visita, andai ad aprire un po’ incuriosito e un po’ seccato. Ma, non appena mi fui reso conto di chi si trovava davanti alla porta di casa mia, per poco non mi venne un infarto.
C’era una rossa, giovane e provocante, in minigonna cortissima e scarpette con tacco a spillo vertiginoso dello stesso colore, truccatissima e ingioiellatissima, ma soprattutto… con una decima di seno!
La sconosciuta aveva un’aria stralunata. Sembrava che stesse male. Ma da parte mia non potevo prestare troppa attenzione alle sue condizioni di salute, dal momento che il mio sguardo era addirittura ipnotizzato dalla gigantesca scollatura a V, che mostrava per intero le due colossali mammelle e faceva intuire due capezzoloni da infarto.
Impiegai un bel po’ di tempo a staccare lo sguardo da quella meraviglia seducente, resa ancor più arrapante dal fatto che, forse per farmi meglio capire che stava effettivamente male, la tizia si era parzialmente chinata verso di me e stava quasi per cadere. Infatti, così facendo, mi aveva permesso di ammirare anche la maestà e lo splendore dei due capezzoli, che, come avevo intuito, erano durissimi ed eretti, giganteschi e duri come punte di matite.
Mi riscossi. La tizia stava quasi per svenire. Per evitare che cadesse per terra, l’afferrai ma sta di fatto che, anziché sorreggerla per le braccia, la agguantai proprio sulle tettone. La sconosciuta emise un sospiro e farfugliò qualcosa, del genere: devo stendermi, i sento soffocare, la prego mi aiuti, devo spogliarmi, soffoco…
Tre secondi più tardi eravamo già entrati e lei si era già stesa sul divano del salotto, restando scompostamente a gambe larghe (cosa che mi consentiva di appurare che indossava un ridottissimo tanga, letteralmente sopraffatto da una boscaglia di peli scuri intorno alla fica) e aveva già tolto la camicetta. Il reggiseno non ce la faceva a reggere tutta quella meraviglia che le ondeggiava davanti e, di conseguenza, cedendo alle sue suppliche, l’aiutai a sganciarlo.
Quando l’indumento ebbe raggiunto il tappeto, riuscii a dare di nuovo una controllata visiva a tutto quel mammellume. Era davvero gigantesco e invitante. E non era il solo a invitarmi. Lo stava facendo anche la ragazza, che continuava a smaniare, dicendo di sentirsi male e di avere assolutamente bisogno del mio conforto.
Mi avvicinai a lei. Maledizione, avevo ormai il cazzo durissimo e prossimo all’esplosione finale. E che cosa stava facendo adesso quella troia? Va bene sentirsi male e smaniare, ma le sue mani indugiavano sul pacco del mio cazzo e dei miei coglioni in modo decisamente troppo provocante e lucido. Persi definitivamente la tramontana quando la mano della sgualdrina mi sbottonò la patta dei calzoni e mi tirò fuori il cazzo duro.
Anche se sapevo benissimo che mia moglie stava per tornare, ebbene, non me ne importava più un cazzo. Mi spogliai e cominciai a succhiare quelle tette prodigiose e a perdermi dentro il candore di quella massa morbida e così femminile. Finalmente potevo immergere cazzo e coglioni in mezzo a tette da vera femmina, da vera troia, tette fatte per il piacere del maschio, tette da autentica femminilità, da una che sa che cosa vogliono gli uomini, non parole ma fatti, non finta aristocrazia ma la femmina-animale, quella dei primordi, quella delle caverne, quella dell’uomo primitivo.
Quante volte sborrai? Dopo la prima sborrata fra le tette e la seconda in bocca alla troia, persi il conto. Quando, alla fine, esausto, mi rialzai era molto tardi. E Silvia non era ancora rientrata. Che le fosse successo qualcosa?
Lanciai un’occhiata alla tettona, che finalmente mi disse di chiamarsi Laura. Sembrava che fosse guarita. Che fosse una squillo? Beh, io non l’avevo chiamata. Non sarà una che finge di stare male per entrare nelle case e poi pretende di essere pagata? pensai.
Improvvisamente mi sentii inquieto, ma Laura, forse intuendo queste mie preoccupazioni, mi sorrise, mentre si rivestiva, e mi diede una spiegazione dell’accaduto che, sul momento, mi convinse.
Infatti, mi spiegò che era una ninfomane. Spesso aveva questi “attacchi” e doveva allora assolutamente chiavare con un maschio. Qualche volta ricorreva al trucco che aveva usato con me, quello di un attacco d’ansia… Naturalmente, restava inspiegabile perché, proprio nel momento dell’attacco, la tizia si trovasse davanti alla porta di casa mia.
Comunque, l’accompagnai alla porta e mi rilassai. Per fortuna, Silvia era in ritardo. Mi accomodai davanti alla televisione, cercando di ritornare normale. Non era facile. Quell’avventura strepitosa non l’avrei mai più dimenticata.
Poco dopo Silvia rientrò. E mi chiese:
“Ti è piaciuto il regalo per il tuo compleanno, amore? Naturalmente, dal momento che si trattava di un regalo un po’ speciale e molto costoso, ho dovuto farlo arrivare prima di cena. Dopo non sarebbe stato più possibile…”
“Un regalo? Quale regalo? Io non…”
“Non fare il tonto, amore. Un regalo che si chiama Laura. Lei mi ha appena detto che l’hai gradito moltissimo…”
 
Alex G. (Bologna
   

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