Controlla virilità per maschietti
08/09/2011 -
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Per ragioni professionali, mi trovo costretto a lunghi viaggi in auto. Ore e ore di autostrada, di giorno e di notte, con il sole e con la nebbia. E gli autogrill mi appaiono, il più delle volte, come vere e proprie oasi, dove si può fare quasi tutto: mangiare, bere, acquistare le sigarette, fare benzina e anche, perché no?, fare pipì. Funzione che, come si sa, non deve essere assolutamente sottovalutata.
C’è da dire, a questo proposito, che molte delle toilettes dislocate lungo le autostrade versano in uno stato pietoso. Porte scardinate e interni ricoperti di oscenità. I messaggi gay si sprecano. Qualche volta, alla teoria segue anche la pratica, nel senso che mi è capitato di imbattermi in alcuni gay in appostamento.
Così, quella sera, mentre mi lavavo le mani nella toeletta di un autogrill del centro Italia (preferisco non precisarne l’ubicazione esatta), vedendo che uno sconosciuto mi veniva accanto con intenzioni anche troppo amichevoli, già mi stavo preparando al solito agguato. Io ho ventisette anni e credo di essere non malaccio. Ugo, mi sono detto, stai in campana.
Ma non si può negare aiuto e chi chiede semplicemente di accendere una sigaretta, avendo esaurito i fiammiferi. E nemmeno si può rifiutare una risposta a una domanda di carattere automobilistico, quando si è in autostrada.
Lo sconosciuto, ora che aveva rotto il ghiaccio, non sembrava comunque intenzionato ad abbandonarmi. Lo guardai meglio. Non sembrava gay, avrà avuto cinquant’anni, i modi distinti. Niente in lui denunciava una personalità pervertita o da perditempo.
Parlava bene e qualcosa in Osvaldo, questo era il suo nome, mi induceva a non abbandonare quella conversazione. Così, stranamente, lo invitai al bar per un caffè. E dieci minuti dopo sembravamo amici di vecchia data.. L’argomento, a quel punto, diventarono le donne. Qualche barzelletta scollacciata consentì a Osvaldo di abbordare rapidamente il tema che più gli stava a cuore. Lo scopo della sua presenza lì…
Sulle prime, sentendolo parlare, pensai che mi stesse prendendo in giro. Infatti, si trattava di questo: Osvaldo era in appostamento nei gabinetti per controllare la virilità di chi passava di lì, al solo scopo di fargli scopare la moglie… Ada, che in quel momento si trovava parcheggiata nella roulotte di famiglia, in fondo al grande posteggio dei Tir, nel punto più buio.
Ada, a quanto avevo capito dell’ingarbugliata faccenda, era una specie di ninfomane, che immaginavo oscenamente laida e volgare. Cercai di ironizzare, convinto che si trattasse di un’altra barzelletta, camuffata da “cronaca vera”. E invece…
“Proprio un compito ingrato andare a spiare gli uomini mentre pisciano, per valutare le dimensioni del loro uccello. Soprattutto perché, guardando i cazzi quando non sono in tiro, non si riesce a capire granché…”
Ma la spiegazione di Osvaldo mi lasciò di stucco. Ada glielo aveva detto chiaro e tondo in faccia: o mi procuri tanti maschi che mi montano in continuazione o ti lascio! L’unico compromesso che Osvaldo era riuscito a ottenere era costituito dal fatto che i candidati fossero degli sconosciuti e che ognuno di essi incontrasse la bella Ada una volta soltanto.
In questo senso, l’autogrill si era rivelato una scelta esatta. Così, tre volte ogni settimana, i due si appostavano con la roulotte e Ada si faceva tre o quattro chiavate prima di farsi riaccompagnare a casa. Soltanto allora accettava di chiavare anche con l’Osvaldo…
Poveretto, ero sempre più perplesso. Ma il jolly vincente il mio nuovo e sfortunato (così mi sembrava allora) amico, lo tirò fuori dalla manica, anzi, per l’esattezza, dalla tasca della giacca, soltanto a quel punto. Si trattava di una serie di foto intime Ada. Nuda, a cosce larghe, la fica pelosissima bene in vista, le tette al vento e con il buco del culo in posizione in attesa di un cazzo minaccioso in avvicinamento.
Anche il mio cazzo finalmente si risvegliò e così, eccitato ormai dalla prospettiva di quell’avventura fuori programma, accennai di sì, che ci stavo…
La roulotte era grande e confortevole, con tanto di lettone già preparato. Ma riservava anche una sorpresa (un’altra…). Ada era un po’ invecchiata rispetto alle foto e decisamente più volgare di quanto me l’ero immaginata.
Completamente nuda, si accarezzava le labbra della fica ed esibiva una lingua lunga e oscena. Quando mi vide, senza perdere tempo mi balzò addosso e si impadronì del mio cazzo, cui, per la verità, tutta quell’oscenità esibita su un piatto d’argento non sembrava dispiacere affatto…
Ma la sorpresa non era rappresentata dal comportamento di Ada, bensì dalla presenza di un’altra troietta, assai più giovane e vestita, che Osvaldo non mi presentò. Anzi, sbattendomi quasi fra le braccia e le cosce della moglie, egli fu lesto nell’acchiappare la sconosciuta, che intanto era riuscita a lanciarmi un’occhiata di fuoco da troia esperta, e a spingerla fuori dell’abitacolo.
Non appena i due furono usciti, mi ritrovai nudo in un battibaleno, spogliato dalle mani veloci e metodiche di Ada. Tre secondi dopo la stavo stantuffando a più non posso, prima in fica e poi in culo. Intervallammo con un bocchino sapiente. E fu solo a quel punto che la mia partner scoppiò in una risata crassa:
“Chissà se Osvaldo sta già trombando Elisa…”
Rapida spiegazione in seguito a mie precise domande… Scoprii così che Elisa, l’altra donna, era l’amante di Osvaldo e che i due si eccitavano a spiare gli sconosciuti, mentre Ada si faceva chiavare da loro. All’esterno della roulotte, Osvaldo si piazzava in modo da poter osservare comodamente, tenendo Elisa davanti a sé, la gonna rialzata, i collant con il buco al punto giusto e niente slip. I due guardoni gustavano da uno spioncino le maialate di Ada e fottevano.
Cosa che sicuramente stava avvenendo anche con me, in quel preciso momento…
Stranamente la consapevolezza di essere spiato, anziché imbestialirmi, mi eccitò ulteriormente e ripresi a pompare selvaggiamente Ada, uscendole dalla fica soltanto all’ultimo momento, per riuscire a pisciarle in faccia e sulle tette la mia sborra.
Immaginavo la goduria di Osvaldo a quello spettacolo. Ma ciò che di più mi aveva eccitato, fino al parossismo, era il desiderio che si era impadronito di me, un nuovo, strepitoso, desiderio. Quello di chiavare Elisa…
Come fare? Ora che avevo goduto, mi sentivo ridicolo e imbarazzato. Mi rivestii in fretta, negandomi ai nuovi tentativi di amplesso di Ada. Mi era venuta un’idea. Osvaldo era stato chiaro, in precedenza: avrei dovuto pompare Ada non meno di due volte. L’intervallo massimo che mi veniva concesso era di soli dieci minuti…
Riflettevo rapidamente. Se avessi trombato di nuovo con Ada, mi sarebbero rimaste energie sufficienti per una terza prestazione con Elisa subito dopo? Ma il problema era astratto. In realtà, se Elisa era l’amante di Osvaldo, mai e poi mai quest’ultimo me l’avrebbe ceduta.
Invece, non nutrivo dubbi sul fatto che la troietta con me ci sarebbe stata. L’occhiata che mi aveva lanciato prima di uscire la diceva lunga in questo senso… perciò presi una decisione. Salutai Ada e uscii nell’aria fresca della notte, fingendo di dirigermi verso l’autogrill. Invece, feci il giro della roulotte per individuare Osvaldo ed Elisa, che supponevo ancora abbracciati e intenti a chiavare.
Così era, infatti. Mi fermai a pochi passi da loro. Li vedevo e udivo chiaramente, pur restando nascosto ai loro sguardi.
“Sbrigati, porcone”, stava dicendo Elisa, mentre si torceva come un’assatanata, con il culo contro il ventre di lui, che la fotteva da dietro, in piedi: il punto di osservazione era situato proprio di fianco alla roulotte, in corrispondenza del letto, “devi sborrare prima che i due porci ricomincino a trombare…”
“Vengo, vengo…”, urlò quasi Osvaldo mentre sussultava.
A quel punto Elisa fece un salto in avanti, si asciugò la fica con fazzolettino di carta, tirò giù la gonna e disse.
“Amore, stavolta fanno duecento euro, perché è già passata un’ora. Ce n’è voluto di tempo per trovare il cazzo giusto alla tua porca. A proposito: sai che non è male? Quasi quasi ti faccio lo sconto…”
Ugo T. (Verona)
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