Continuavo a rigirare in mano il bicchiere di whisky. Il ghiaccio, quello contenuto nel bicchiere, si stava sciogliendo sempre più in fretta. Ma l’altro “ghiaccio”, quello che si era instaurato tra di noi, non accennava invece a volersene andare al diavolo.
La situazione sarebbe stata indubbiamente buffa per un osservatore esterno, ma per chi, come noi quattro, si trovava invece coinvolto, era semplicemente drammatica. Intanto per l’ambiente in cui ci trovavamo: una camera da letto. Mentre in una biblioteca o in un salotto sarebbe stato più facile far decollare una qualsiasi conversazione, l’essere tutti quanti appollaiati sui bordi di quel lettone matrimoniale, lindo e ordinatissimo, ci ricordava spietatamente la ragione per cui ci trovavamo lì. Uno scambio di coppie…
Io (mi chiamo Luigi e ho 40 anni) e mia moglie Marta, (che di anni ne ha solo 24, una strepitosa strafiga che tutti mi invidiano e tutti vorrebbero scopare, e la ragione sarà presto chiara anche a chi mi legge, dopo questa descrizione sommaria: tette sesta misura, labbra da pompini con ingoio e risucchio, chiappe del culo così sporgenti che ci potresti apparecchiare una tavola imbandita sopra…), dopo i soliti approcci del caso, dapprima delicati, estemporanei, occasionali con quella coppia, di cui facevano parte un mio collega d’ufficio, Silvio, di 33 anni e la di lui legittima consorte, Laura, una siciliana mediterranea al massimo, tutto pepe e argento vivo, di 27 anni, culo da infarto e tette in grado di evocare una spagnola al solo vederle, avevamo finalmente preso la grande decisione: “Li invitiamo da noi un sabato sera” aveva detto mia moglie.
Cenetta afrodisiaca, musica di sottofondo e poi, a un certo punto, la proposta audace di visionare un pornofilm.
“Metteremo quel particolare film che ti eccita tanto, quello delle lesbiche che si fanno inculare alla pecorina da altre femmine con il cazzo finto legato in vita, caro” mi aveva spiegato Marta, in base alla considerazione che, per coinvolgere gli altri, avremmo potuto benissimo cominciare a scambiarci effusioni tra di noi. Il resto sarebbe venuto da sé. E invece…
Invece, Silvio e Laura ci avevano battuti sul tempo: avevano risposto al nostro invito con un altro invito, su tempi assai più stretti. Soltanto, si trattava di un dopocena brutalmente inscenato direttamente in camera da letto. E, maledizione, senza nemmeno uno straccio di pornofilm…
Anche Marta si sentiva insolitamente a disagio, con qualche motivazione supplementare: non si era cambiata e ora se ne stava lì, accanto a me, in tailleur e collant, con tutta quella montagna di biancheria sexy che giaceva inutilizzata nel cassettone grande di casa nostra. Laura invece si alzava di scatto, per porgerci un bicchiere o per cambiare un cd musicale, ma, sempre, si trattava di manovre pretestuose.
Infatti, grazie alla sua microminigonna, ci esibiva di continuo due chiappe succulente e un paio di slip così traforati che il pelame della sua bernarda finiva per imporsi allo sguardo di tutti e tre. Sì, anche a quello di Marta. Che ora era oggetto di sguardi lascivi da parte del mio collega d’ufficio, che cercava di reagire al silenzio cupo e all’imbarazzo menandosi quietamente il cazzo nei pantaloni, la mano infilata in tasca.
La manovra sembrava mandare in sollucchero Laura che, di tanto in tanto, sbottava in una risatina ad aria compressa. Gettai un’occhiata in direzione di mia moglie e notai qualche stranezza nel suo comportamento. Sembrava infastidita dalla masturbazione strisciante di Silvio ma non staccava gli occhi di dosso all’altra figura femminile presente nella camera. Che fosse gelosa? pensai, aggiungendo così un’ulteriore inquietudine a quelle che già mi affollavano la mente. In altre circostanze, Laura mi avrebbe eccitato, ma quella sera proprio non riuscivo a lasciarmi andare.
“Beh, si è fatto tardi…” esordii con voce incerta, “e credo che siamo tutti un po’ stanchi…”
Ma la mia avance in direzione di una ritirata strategica sembrò fare presa soltanto su Silvio, che si alzò a propria volta. Così, senza accorgermene, mi diressi meccanicamente verso l’ingresso. Anche Silvio doveva essere entrato nello spirito del fallimento bilaterale della sua iniziativa, perché ora aveva smesso di spararsi la sega e stava iniziando la solita tiritera su questioni di lavoro. In capo a due minuti eravamo entrambi con la testa di nuovo in ufficio, ma in capo a tre io mi resi conto che le nostre signore erano rimaste in camera da letto.
Accennai con la mimica a Silvio. Un gesto che stava a significare: “la signora se la prende comoda ma adesso vado di là e la rimorchio fuori”. Il mio collega annuì blandamente e ci spostammo di nuovo entrambi verso la camera da letto.
Mi irrigidii a un passo dalla porta: uno specchio d’angolo mi consentiva di osservare ciò che stava avvenendo, dentro la stanza, senza essere visto a mia volta. Marta e Laura ora erano sedute vicinissime e stavano brindando.
“Tesoro”, stava spiegando Marta, “perdona il mio imbarazzo. Ma l’invito mi ha colta di sorpresa. Avrei desiderato indossare biancheria raffinata, ho un paio di slippini parigini che mi fanno un culetto stupendo… pensavo a come saresti stata bella tu, con quel seno delizioso che hai…”
“Questo?” rispondeva ridendo Laura, mentre già si stava sbottonando la camicetta ed estraeva all’aria due tette da fine del mondo. Marta aveva gli occhi lucidi. Poi tutto precipitò. Silvio, accanto a me, aveva già sfoderato un cazzo duro e violaceo e anch’io, che sentivo l’erezione coinvolgermi senza ritegno, lo imitai. Avevamo capito entrambi che cosa stava per succedere…
Infatti, Marta stava avvicinando le labbra ai capezzoli turgidi dell’altra. Dopo un istante di indecisione, la lingua di mia moglie saettò sapientemente verso quei bottoncini scuri, eretti e duri, che si trovarono immediatamente oggetto di leccate sempre più audaci, mentre le mani di Laura già si davano da fare sul corpo dell’altra, sbottonando e divaricando.
Ora Marta era riversa sul letto, la camicia slacciata, le cosce divaricate, collant e mutandine abbassate, mentre Laura, praticamente nuda, si era chinata su di lei e le leccava voracemente la passera. Marta godeva, senza ombra di dubbio, mentre Laura, prendendo fiato tra una succhiata di clitoride e l’altra le mormorava oscenità dolcissime.
Noi due maschi entrammo silenziosamente nella stanza, senza che le due troie se ne rendessero veramente conto. Eravamo entrambi con i calzoni abbassati e ci stavamo menando i cazzi vigorosamente. Fu il mio amico il primo a intervenire, incitando la moglie a leccare anche il culo di Marta…
Non potevo restare indietro. Anch’io mi misi a urlare, rivolgendomi a Marta, che le due troie avrebbero al più presto dovuto esibirsi in un bel sessantanove. Le stavamo già aiutando a spogliarsi completamente e poco dopo eravamo spettatori di un intreccio audacissimo. Marta era sopra, ora, la testa tuffata in mezzo alle cosce di Laura, che preferiva invece concentrarsi sul buco del culo di mia moglie. Ma le loro mani erano alla pari. Infatti, entrambe le vacche si stavano artigliando le tette, facendole sobbalzare sempre più laidamente.
Finché le mani in questione non cambiarono intenzioni, raggiungendo contemporaneamente i due grilletti, che ora le due donne avevano abbordato con le lingue, con cui si esploravano in profondità anche le sorche.
Io e Silvio eravamo prossimi al parossismo. Cioè: stavamo per sborrare. Così a tutti e due venne in mente di concludere degnamente le rispettive menate di cazzo solitarie, infilando le due vacche. Ovviamente ognuno avrebbe trombato la moglie dell’altro. Eravamo o no degli scambisti?
A quel punto ci toccò una sorpresa, che ci prese alla sprovvista, rivelandosi comunque molto più eccitante di qualsiasi fantasia avessimo mai potuto segretamente coltivare.
“Eh, no!” sbottò Marta, staccandosi dal risucchio a ventosa che stava portando avanti proprio dentro la fica dell’altra porca. “Troppo comodo! Non ci pomperete affatto, stasera. Anche perché noi due ci sposiamo!”
“Che cosa?” sibilò il mio amico.
“Proprio così, bello mio…” lo rimbeccò Laura. E, per farci capire che cosa intendeva, estrasse da un armadietto due oggetti, uno piccolo e uno grande. Quello piccolo era una vera matrimoniale. Quello grande… Tra poco capirete di che cosa si trattava.
“Adesso, amore, adesso, mentre sto grondando dalla fica…” stava delirando Marta, mentre muoveva il culo all’impazzata. Laura le andò accanto, la baciò con foga in bocca e poi le infilò la vera al dito, proprio come se si fosse trattato di un vero matrimonio. E subito dopo si acconciò ai fianchi lo straordinario oggetto… che la rendeva simile a un maschio!
Ora Laura esibiva un cazzo di lattice, con relativi gioielli penduli, in erezione strepitosa e con quello stava cominciando a chiavare mia moglie, che urlava di un piacere folle e supplicava di essere montata ancora e ancora… dal maschio più delizioso che mai l’avesse pompata!
E fu proprio in quel momento che io e il mio amico sborrammo violentemente e contemporaneamente. E da allora molte altre volte: una a settimana, in genere. Ma non sempre è Laura a essere il marito di Marta. Spesso le due troie si scambiano i ruoli…
Luigi
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