Mentre stavo stravaccata nuda sul letto, persa in mille riflessioni, il citofono interno si mise a trillare. Era Clarissa che, dopo avermi affettuosamente chiesto come mi sentivo e come stavano i miei deliziosi piedini, mi informava di avermi combinato una prestazione particolarmente redditizia per il pomeriggio di quello stesso giorno.
Prima di raccontarvi che cosa mi successe quel pomeriggio, devo spiegarvi chi sono io, Dorothy, (nome d’arte, ovviamente) e chi sia Clarissa. Dorothy, cioè io, è una deliziosa monella di ventidue anni, con una quinta di seno, naturale ma sodo, e un culo da copertina. Sono italiana, ma vivo in Spagna, a Barcellona, dove è ambientata questa mia avventura.
Sono una squillo d’alto bordo (in Spagna tutto questo è legale) e lavoro nella casa di Clarissa. Le ragazze di Clarissa non sono tante, ma tutte di alto livello e, soprattutto, tutte con una “specialità”. La mia “specialità” è rappresentata dai miei piedini deliziosi, che sono in grado di ipnotizzare qualsiasi maschio…
Generalmente lavoriamo nella “casa” ma, a richiesta, andiamo anche in hotel o direttamente a casa del cliente. Naturalmente, la clientela di Clarissa è di altissimo livello, anche perché le tariffe di questa casa la rendono irraggiungibile a molti.
Bene, a questo punto posso finalmente raccontarvi che cosa accadde quel pomeriggio.
Si trattava di andare direttamente nella villa di un riccone, di nome Stephan, appena fuori città. Un'auto privata, con autista, sarebbe venuta a prendermi. D'obbligo scarpe argentate con zeppa altissima. Dovevo tuttavia prestare molta attenzione a un dettaglio. Questo Stephan, persona molto seria e disposta a pagare moltissimo per i propri vizi, era anche un tipo strano. Che amava creare situazioni insolite...
Risposi ridendo, già eccitata, a Clarissa che adoravo le situazioni strane e insolite...
Puntualissima, all'ora fissata nel primo pomeriggio, l'auto, un Mercedes dai finestrini oscurati, arrivò davanti al bordello di Clarissa.
Come da istruzioni che avevo ricevuto in precedenza, indossavo una tunica cortissima, che mi lasciava scoperti la fica e il buco del culo, essendo io senza mutandine... La tunica, poco più di uno straccetto costosissimo, tutta in lamé argentato, era scollatissima davanti e stavo quindi con le mie grandi poppe praticamente tutte di fuori. Ai piedi calzavo scarpe argentate di foggia insolita: sopra, trasparenti, grazie a una plastica che consentiva di ammirare il piede per intero, come se fosse stato nudo, sotto, dotate di una zeppa di quattordici centimetri e un tacco che era quasi il doppio.
Il mio trucco era pesante e volgare. Il profumo pungente e provocante. Su tutto il corpo anelli, collane, monili. Le istruzioni che avevo ricevuto direttamente da Clarissa non imponevano soltanto quel particolare stile nell'immagine. Clarissa aveva insistito su un dettaglio: non avrei assolutamente dovuto concedere nessun tipo di confidenza all'autista, per nessun motivo. A Stephan non piaceva che le ragazze si mettessero in intimità, neanche quando era solo verbale, con l'autista.
Il quale era un ragazzo giovane, dall'aspetto simpatico e dal modo di fare assai cordiale.
Salii sull'auto.
Grazie ai vetri oscurati, nessuno all'esterno poteva vedere ciò che succedeva all'interno. Grazie al fatto di indossare quel vestito cortissimo, di non portare gli slip e di avere ai piedi scarpe altissime, non appena mi fui seduta al centro del sedile posteriore, e cioè nel punto esatto che mi era stato indicato come tassativo dall'autista, mi trovai costretta, da tutto questo e dalla particolare inclinazione di quel sedile, ad allargare le gambe che, comunque, restavano posizionate verso l'alto, rispetto al punto in cui mi trovavo seduta io.
In questo modo, l'autista, con fuggevoli e morbose occhiate nello specchietto retrovisore, mi poteva ammirare la fica nuda, le tette ballonzolanti, le cosce e anche i piedini che, grazie alle zeppe, si trovavano anch'essi estremamente in alto.
Personalmente, sarei stata felice di farmi ammirare da quel ragazzo, nuda e troia quale ero. Ma le famigerate istruzioni mi imponevano di non dargli assolutamente confidenza.
L'auto procedeva lentamente nel traffico cittadino dirigendosi verso una periferia ricca.
"Il dottor Stephan", disse, dopo qualche minuto di silenzio e di imbarazzo reciproco, l'autista, con un tono di voce serio e professionale, "è una persona molto simpatica. Vedrà, signorina, lei si troverà molto bene con lui. Che sa essere molto riconoscente con chi lo serve in modo scrupoloso e soddisfacente..."
Io, ricordando le istruzioni, non feci commenti e non dissi nulla.
L'autista continuava tuttavia a parlare, rivolgendosi in maniera inequivocabile a me, e il suo tono di voce, da una frase all'altra, stava cambiando, diventando sempre più impertinente e volgare, allusivo e invadente.
"Ma anch'io posso essere molto generoso, lo sai, troietta? Vedo bene che razza di mercanzia hai in mezzo alle gambe. Certo, al mio principale piacciono solo le puttane veramente giovani e troie. Ma anche a me! E tu credi che io non sia in grado di pagarti?"
La domanda esigeva una risposta? Decisi di continuare ad attenermi alle istruzioni e ancora una volta non dissi nulla. Ma l'autista continuava sullo stesso tono, diventando sempre più esplicito e persuasivo, coinvolgente in maniera assai insolita e che, credo, nessuno si sarebbe aspettato.
"Ti bastano cinquemila euro, tutti per te, e che non dovrai dividere con il tuo pappone, per leccarti un po' la fichetta? Non devi chiavare, io ti lecco e mi sparo una sega. Facciamo in un minuto. Posso posteggiare la macchina da qualsiasi parte, tanto, grazie a questi vetri, nessuno può vedere che cosa combiniamo qui dentro..".
"Maledette istruzioni!", pensai. Cinquemila euro extra mi avrebbero fatto davvero comodo. Ma continuai a non dire nulla. Tuttavia, l'autista cominciò a diventare veramente insolente e aggressivo.
"Allora, troia, che ne dici? Non arriveremo in ritardo dal dottor Stephan. Te lo prometto, bella vaccona. Lo so, ti hanno detto di non darmi confidenza. Ma a me nessuno ha detto di non dare confidenza a te! Ecco qua la grana", e tirò fuori dalla tasca della giacca della divisa da autista un fascio di banconote da cinquanta euro: a occhio, dovevano essere proprio cinquemila, "e adesso ti dico come faremo. Io ti darò il denaro e tu, naturalmente, sarai libera di restituirmelo e non se ne farà più niente..."
Alla vista di quel denaro, il cuore cominciò a battermi forte nel petto. La mia natura puttanesca, che mi portava a non rispettare niente e nessuno ed era tesa soltanto all'appagamento del mio egoismo, stava prendendo il sopravvento. Una vocina, da qualche parte nel mio cervello, mi diceva: ragazzina, prendi i soldi e fai la vacca. La vita è tutta qui. Decisi che avrei dato retta alla vocina, ma...
Ma l'autista, che intanto aveva fermato l'auto, parcheggiandola in un luogo solitario, accanto a un giardinetto di periferia, aveva un modo molto particolare di divertirsi. Infatti, aggiunse:
"Adesso io ti do la grana, gioia bella. E tu avrai a tua disposizione trenta secondi esatti per restituirmela. Ma tutta! Se entro trenta secondi non l'avrai fatto, vorrà dire che accetti la mia proposta. Okay?"
A quel punto, di scatto, gli dissi di no, che non accettavo. Non mi piaceva subire le regole imposte dagli altri.
Tuttavia, quello che avvenne subito dopo mi sorprese e mi colse completamente alla sprovvista.
L'autista lanciò il denaro dentro l'auto, verso di me, e lo fece letteralmente volare dappertutto dentro l'abitacolo della vettura, sogghignando. Alcune banconote andarono a finire sotto i sedili anteriori. Improvvisamente, mi resi conto della trappola, mentre l'uomo stava già contando i secondi sul proprio orologio. Era impossibile riuscire a raccogliere tutte quelle banconote, fino all'ultima, in soli trenta secondi...
Mi arresi e allargai le cosce.
"Okay, maschione, hai vinto tu. Ma solo una leccata di fica e una sega, niente di più. Al massimo, mi puoi leccare un pochino i capezzoli delle tette e infilarmi un dito in culo per succhiartelo subito..."
Non l'avessi mai detto!
L'autista si voltò verso di me con una espressione sadica in volto, brandendo un frustino, evidentemente in precedenza nascosto sotto il sedile di guida, con cui cominciò a colpirmi selvaggiamente le poppe, la pancia, la fica e le cosce, risparmiando soltanto i miei piedini.
"Troia bastarda! Tutte così, voialtre puttane! Mai che si riesca a trovarne una di cui ci si possa fidare! Che cosa dicevano le istruzioni che tu hai ricevuto prima di salire in macchina? Te lo dico io: dicevano di non dare confidenza all'autista! Io sono Stephan e ho voluto metterti alla prova!"
Ero allibita.
Ero caduta in una trappola, raffinata e ben studiata, senza dubbio. Tuttavia, una vera professionista, esperta di quel mestiere, non ci sarebbe cascata, pensai. O no?
Ma forse voi, a questo punto, volete anche sapere come andò a finire…
Andò a finire che mi ricordai in tempo della capacità dei miei piedini di ipnotizzare qualsiasi maschio. Li estrassi rapidamente dalle scarpe con la zeppa e li feci volteggiare a pochi centimetri dagli occhi e dalla bocca di Stephan.
Anche questo maschio non sfuggiva alla regola…
Il suo sguardo si illanguidì di colpo. Cominciò a baciare i miei piedini, gemendo e supplicando di perdonarlo…
Gli dissi di sì, che lo avrei perdonato. Ma solo con un regalino supplementare. Diciamo… altri cinquemila euro…
Dorothy
A una squillo veramente professionale può capitare di incontrare clienti anche molto stravaganti. Più stravaganti di quanto qualsiasi squillo possa ...
Viaggiando in autostrada si possono fare incontri interessanti. Magari si tratta di un uomo. In grado, tuttavia, di condurre a una donna. O addirittur...
Diventare pornoattore è la speranza di molti. Ma si tratta di una disciplina difficile, un mestiere che richiede particolari doti fisiche. A volte qu...